Ricordo quel week-end di inizio Maggio, quando insieme ad un amico e alla fedele canna bolognese, ci recammo a Scauri (LT),  per una battuta di pesca dal molo. Lo spot fu scelto a causa di una rivista che ne lodò l’abbondanza di pesce, soprattutto di orate di taglia. Come si sa le riviste non sempre descrivono a pieno la realtà, però da buon novello dai fiducia all’unica fonte di aiuto che hai. Non voglio far polemica, ma ci tengo a specificare che scoprimmo, grazie ad alcuni pescatori, che la cattura dell’orata di taglia riportata sulla rivista fu solamente un’eccezione, di conseguenza descrivere Scauri come il regno delle orate, forse fu un tantino esagerato.

La pesca in mare non è cosa semplice, soprattutto per uno che proviene dalle acque interne, che a mio parere sono un pochino più intuibili. Sta di fatto che al tramonto, di quel leggendario week-end, mi trovai con la mia sette metri in mano, galleggiantino da un grammo e mezzo, spallinata, amo del 18 e bigattino. Non fu un gran successo, la nottata passò tra una bavosa e l’altra, insomma un vero disastro. Senza perderci d’animo, chiudemmo le canne e ci mettemmo a dormire nel caro e vecchio Pandino 1000 fire. Ti lascio immaginare il risveglio, dolore sparso in qualunque parte del corpo.

All’alba tentammo un’ altro spot, sempre suggerito dalla rivista. Raggiungemmo una torretta sopra un collina e da lì scendemmo al mare. Lo scenario fu molto bello, se non fosse che le rocce granitiche sono di una scomodità unica al mondo. Preparammo tutta l’attrezzatura ma poco prima di lanciare si levò un vento terrificante che ci obbligò a chiudere tutto e ad andar via. Decidemmo di tornare sul molo, sperando in qualche colpaccio. Arrivammo sul posto e trovammo una distesa di pescatori intenti ad osservare le loro canne da fondo poggiate sui tripodi. Rimanemmo un po’ esterrefatti, soprattutto quando un pescatore ci mostrò un mormorone. Lo ricordo gigantesco, ma con molta probabilità sarà stato poco sopra il mezzochilo. Alla vista di quel pesce, andammo al negozio di pesca di Scauri e comprammo canna, mulinello, filo, shock leader, ami, aghi, arenicola e ovviamente il tripode. Spesi 165 euro solo per aver visto quella mormora. Tornammo al molo tutti entusiasti e quella fu la mia prima battuta di pesca a fondo e anche il mio primo cappotto. Quel week-end scattò la scintilla e da allora non esistette alcun altra pesca al difuori del surfcasting e del paf.

Ricordo gli inizi e ricordo le grandi difficoltà. Tante domande cominciano ad entrarti in testa e le risposte non sono sempre lì’ a portata di mano, proprio per questo ho deciso di creare questa nuova rubrica: ABC del surfcasting e del paf. 
Mi piace immaginare di essere a fianco ad un neofita e di accompagnarlo sin dal principio nel suo nuovo percorso. Insomma voglio partire dallo zero assoluto.
So che la mia rubrica è un po’ pretenziosa e so che ci sono ancora tante cose che devo imparare, ma so anche che mi piace mettere a disposizione la mia esperienza, ormai quasi decennale. Ci tengo a specificare che il mio è un punto di vista e non la verità assoluta.

Ho voglia di sviscerare tutto il mio sapere e di trascriverlo in questa rubrica, sia per essere di aiuto ai neofiti, sia per consapevolizzare ancora meglio ciò che ho imparato. Scrivere articoli per il blog, nel tempo, si è rivelata un’arma vincente per la mia crescita. Ho raccontato tutte le mie uscite e questo ha permesso di imprimere certe informazioni nella mia mente con ancora più forza. Consiglio di tenere un piccolo diario di pesca, dove appuntare tutto ciò che è successo durante la pescata,  assicuro che tornerà senza altro utile.

Mentre raccontavo i miei albori, mi sono ricordato che quel giorno mi venne dato un grande suggerimento e a dirmelo fu proprio quel pescatore che catturò quel mormorone. Le sue parole mi sono riaffiorate nella mente solo ora e se penso che mi diede già la chiave per il successo e me ne sono reso conto solo adesso… beh mi fa sentire un po’ fesso. 🙂
Sei curioso di conoscere la chiave? Allora ti consiglio di continuare a seguire la rubrica.