Dal 31 Gennaio 2011 è possibile effettuare l’iscrizione online per la comunicazione obbligatoria per la pesca in mare, tramite il sito del Ministero. Sulla pagina ci sono tutte le istruzioni per eseguire la registrazione e se non vogliamo andare incontro a sanzioni, anche oltre i  2.000 €, prima o poi andrà fatta. Cerchiamo di capire, comunque, quali sono  le motivazioni che hanno spinto le istituzioni a creare questo decreto.
Giancarlo Galan, Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, aveva già palesato alla stampa nei primi di dicembre l’intenzione di monitorare la pesca sportiva e ricreativa.
“Si tratta di un provvedimento snello, per conoscere i pescatori, avere una prima base di informazioni su dove e come si pratica la pesca ricreativa in mare. Non si tratta della licenza di pesca, vogliamo conoscere, per dare dignità a questa attività del tempo libero praticata dagli amanti del mare”
Con queste poche parole aveva presentato il decreto relativo appunto alla supervisione della mole di pescatori su tutto il territorio nazionale. In questo blog abbiamo già esposto il contenuto della normativa ed abbiamo espresso il nostro pensiero, ma ci pareva corretto riportare anche le parole di chi governa.
I concetti riportati danno poco spazio a delle interpretazioni stravaganti: si tratta di una raccolta di informazioni al fine di “dare dignità a questa attività” ed allo stesso tempo vengono rincuorati coloro che già pensavano ad una licenza per la pesca in mare. In effetti il raggio d’azione di questo decreto abbraccia a livello nazionale ognuno il quale ama il mare e ama praticare qualsivoglia tipo di pesca; tutto fa supporre si tratti di qualcosa che va a favore dei pescatori e del mare.
Il ministro poi continuava e concludeva così.
“Inizia una fase nuova per la pesca non professionale – ha continuato Galan – in cui dobbiamo inventare un sistema di regole coerenti con le necessità di tutela degli ecosistemi marini, così come si fa con la pesca professionale. Regolare la pesca sportiva/ricreativa significa generare grandi opportunità di integrazione con il turismo, con l’uso ricreativo del mare. Conoscendone le dimensioni sarà anche possibile richiedere la giusta attenzione politica per una attività che ha valori culturali ed etici ma anche forti contenuti economici ed occupazionali”
Questa parte della dichiarazione sembra comunque decisamente volta a garantire il sostentamento della popolazione ittica in armonia con una regolamentazione della pesca sportiva/ricreativa. Infine si parla di una “giusta attenzione politica” indirizzata alla cura di questa attività, la pesca, che possiede valori rilevanti e contenuti di carattere finanziario.
Il decreto, presentato in questo modo, non crea alcun allarme ma quello che sfugge ai più è il “reale” motivo. Nonostante questo articolo ha come fine ultimo quello di dare voce alle istituzioni, non possiamo fare a meno di restare spaesati: le conseguenze di questo provvedimento quali saranno? Si vieterà l’accesso a determinate spiagge? Peggio ancora si tasserà la pesca in lidi specifici? Si dovrà pescare seguendo dei turni orari o giornalieri? Tante domande senza risposta.