Nel surfcasting siamo soliti fare alcuni gesti e la maggior parte sono dettati da un atavico insegnamento piuttosto che da un’ esigenza reale. E se questi gesti non fossero innocui  e rischiassero di compromettere il buon esito della nostra battuta?
La pesca è uno sport che viene trasmesso oralmente più che con testi e trattati scritti. L’ origine di questo fenomeno sta nella storia. Già nell’antichità, i pescatori tramandavano la loro esperienza a mezza bocca e solo a pochi eletti venivano spiegate le tecniche utilizzate. Avevano paura che mostrando ad altri come fare, potessero incidere sulla sopravvivenza della propria famiglia. Un tempo, la pesca era praticata con lo scopo di sbarcare il pranzo o la cena, o per garantire un piccolo extra che si aggiungeva al modesto reddito. Con la nascita del surfcasting, le nozioni del passato si sono mescolate con le notizie arrivate dai paesi lontani, dove questo disciplina già si praticava. Spesso non si arrivava alla giusta interpretazione degli eventi, tutto ciò ha creato un modo di pescare genericamente ibrido.
Vediamo quali sono i pro e i contro di 4 azioni che ogni surfista attuà durante una battuta di pesca.

IL LANCIO FORZATO AL MASSIMO

Una volta giunti sull’arenile, i pescatori cercano di lanciare le esche all limite massimo della loro portata, indipendentemente dalla profondità dell’acqua  e dalla conformazione della spiaggia.

PRO
Il lancio lungo si utilizza in nelle zone dove la profondità dell’acqua è bassa e dove l’uniformità di fondale rasenta la monotonia, non presentando punti di evidente difformità. La ricerca di profondità maggiori potrebbe essere utile per la ricerca di prede che hanno bisogno di una acqua più elevata sopra di loro (orate). Così facendo sfrutteremo le zone di stazionamento di branchi di pesce, anziché quelle di pascolo. Ottimo questo atteggiamento quando, al contrario, si presentano punti di enorme difformità come bordi esterni di secche e canaloni.

CONTRO
Quando il fondale è alto e le diversità sono poco evidenti, c’è una zona difforme alle altre dove sicuramente c’è presenza di alimenti: lo scalino di risacca. Qui le prede tenteranno di arrivare al solo scopo di alimentarsi il più possibile senza sforzi, ma il percorso che compiono è sempre parallelo alla battigia. Quando l’entrata in pesca avviene tramite i canali o le correnti, è più facile incontrare i pesci a corta e cortissima distanza dove c’è più ossigeno, ideale per spigole cefali e saraghi.

IL PIOMBO SCORREVOLE

PRO
Ottimo quando c’è una forte corrente, perpendicolare alla battigia, in direzione del largo. Si utilizza in foce e o per pesci diffidenti come orata e spigola.

CONTRO
Il pesce può spiccare la sua corsa in tutte le direzione, ed è solo un caso fortuito se parte verso la lenza madre evitando così di sentire la trazione del piombo. Il bracciolo, quando non c’è  la corrente perpendicolare alla spiaggia, si direziona in modo trasversale all’arenile e quindi sarà completamente sfavorevole per lo scorrimento della lenza all’interno del piombo. Infine, una volta lanciato, la zavorra si insabbia rendendo più complicato lo scorrimento della lenza madre attraverso essa. E’ anche vero che, il surfcasting è una pesca di fondo dove alla base c’è l’ autoferraggio della preda, che si allama grazie al contraccolpo del piombo e del cimino della canna.

IL FILO IN TENSIONE

Una volta lanciato si posiziona la canna fino al limite massimo di tenuta del piombo, causando il caratteristico inarcamento del cimino e la tensione di buona parte della lenza.

PRO
Questo tipo di atteggiamento è perfetto per la pesca dei saraghi che non amano inseguire l’esca, quindi braccioli corti accoppiati con schiume pop-up, ami piccoli adatti alla loro bocca e una generosa quantità di esca, sarà il mix vincente.

CONTRO
La fonte maggiore di disturbo e allontanamento dei pesci, sono le vibrazioni prodotte da corpi estranei al mare che gli segnalano anomalie non gradite. Il filo in tensione si comporta come una corda di violino, sia a causa del  vento che con il moto ondoso, più è teso e più crea vibrazioni acute e di forte intensità. La lenza in tensione non viene vista ma è percepita e, per alcune specie come l’ombrina e l’orata, il filo andrebbe lasciato in un completo bando per ottenere i risultati migliori. La lenza morbida può essere influenzata dal movimento delle onde, che imprimendo la stessa ondulazione al bracciolo e all’esca, presenteranno un boccone molto più naturale.

LA FERRATA

PRO
Indicata tutte le volte che stiamo pescando prede grosse; In presenza di grosse orate, spigole, squali, serra o altri pesci di grossa taglia, la ferrata deve essere forte e decisa, un movimento secco ma controllato. Tutto ciò servirà a farsi che l’amo perfori l’ apparato boccale del pesce che sarà assai spesso.

CONTRO
La maggior parte del tempo, i surfcaster, pescano in condizioni di mare calmo o poco mosso, usando ami piccoli e piombi che non superano il peso della preda. In queste circostanze, un pesce che sposta un piombo maggiore del suo stesso peso e che riesce a mettere in tensione svariati metri di filo, procurando anche  un movimento del cimino, di sicuro si è già ampiamente allamato e non ha bisogno di essere ferrato. In questi  casi, data la delicatezza dell’apparato boccale, una ferrata potente può causare la rottura dello stesso o può allargare il foro dell’amo aumentando il rischio di perdere la preda.