Eugenio Ucci ha esperienza ventennale in questo fantastico sport: tre mondiali sulle spalle con la nazionale italiana e numerosi trofei vinti sulle nostre spiagge. Sono onorato di poter pubblicare questa intervista che ci ha rilasciato perché, oltre ad essere un campione di surfcasting, è anche un esempio di disponibilità. Quindi colgo l’occasione per fare un ringraziamento di cuore ad Eugenio da parte di tutto lo staff di SurfcastingBlog. Buona lettura!

Come è nata la tua passione e da quanto pratichi il surfcasting?

La mia passione per la pesca, sia in mare che in acqua dolce, nasce il giorno che ho avuto la forza di tenere una canna da pesca in mano da solo (dalle foto che ho ritrovato penso che sia intorno ai quattro anni) e per questo devo ringraziare mio nonno. Il surfcasting arriva qualche anno più avanti e precisamente il giorno in cui non riuscimmo ad uscire con la barchetta per il mare mosso, ormai avevamo tutto pronto e decisi di lanciare con la mia corta canna da barca dalla spiaggia, presi un solo pesce, ma fu l’inizio di un lungo viaggio che dura da più di venti anni…

Che consiglio daresti ad una persona che inizia a praticare ora questo sport?

Praticare il surfcasting in solitaria richiede una passione che va oltre il limite e che si acquisisce solo nel tempo, quindi a chi vuole iniziare da zero, consiglio di aggregarsi a coetanei che praticano già questo sport che si possono conoscere frequentando negozi specializzati o società agonistiche tenendo sempre in mente che il percorso è difficile e che i cappotti specie all’inizio saranno numerosi.

Cosa fa realmente la differenza nel surfcasting?

Essere nel posto giusto al momento giusto, può sembrare banale ma dietro queste scelte c’è uno studio che può durare tantissimi anni, un lungo percorso fatto di “cappotti” alternati a memorabili battute di surf.

Da cosa riesci a capire se il mare è redditizio o meno?

Una prima impressione si può avere da ciò che il mare ha buttato sulla spiaggia, cozze, vongole, cannolicchi, bibi ecc… Il colore dell’acqua, la forza della corrente, la lunghezza dei frangenti e tantissimi altri fattori che spesso vengono racchiusi nella frase celebre “Saper leggere il mare”.

Inizialmente pensavo che leggendo tanti libri e riviste sul surfcasting sarei riuscito un giorno a capire il significato di quella frase, poi un bel giorno la svolta, arrivo in spiaggia, guardo il mare e improvvisamente riesco a vedere con l’immaginazione cosa sta succedendo sul fondo. Ovviamente anche dopo venti anni di “studi” mi capita di sbagliare, ma più passa il tempo e più riesco ad indovinare l’esito negativo o positivo della battuta di pesca. In sintesi, una volta acquisite le basi teoriche grazie ai numerosi libri, il “saper leggere il mare” si acquisisce esclusivamente con l’esperienza pratica.

Quanto l’attrezzatura può fare la differenza nel surfcasting?

In alcuni casi l’attrezzatura non fa alcuna differenza, ho pescato in spiagge, soprattutto estere, dove anche con il semplice filo nelle mani riuscivi a catturare pesci discreti a corta distanza, l’attrezzatura di qualità entra in gioco quando le rotte di pascolo sono lontane da riva ed è richiesta una buona tecnica di lancio per piazzare le nostre esche oltre i cento metri o quando si pesca su fondali molto profondi o misti a rocce e diventa indispensabile un buon mulinello per portare a termine la cattura di un bel pesce.

In base a cosa scegli il tuo hot spot?

La scelta della spiaggia da surf parte da almeno due giorni prima della battuta. Grazie ad internet riesco a vedere le perturbazioni che muovendo il mare creano le condizioni per il pascolo delle nostre amate prede, grazie a siti come google heart riesco a vedere con foto satellitari gli spot orientati alla mareggiata in corso ed infine grazie alle web cam ho l’immagine reale del mare in quel preciso istante. Questo mi permette oggi di spostarmi di centinaia di kilometri ed arrivare nella spiaggia con la certezza assoluta di trovare i frangenti indispensabili per il surf.

Qual è stata la battuta di pesca che ti ha più emozionato?

Escludendo i tre Mondiali a cui ho partecipato che rimarranno le battute di pesca a fondo (non sempre con mare mosso) più belle della mia vita, ricordo sempre la mia prima settimana di surf in Corsica dove ho avuto la fortuna di trovare mare mosso tutti i giorni, ovviamente seguendo le perturbazioni per tutta l’isola senza fissa dimora… Essere immerso anima e corpo esclusivamente nel surfcasting per sette giorni no-stop mi ha fatto vivere un esperienza indimenticabile!!! Per non parlare poi dei carnieri che siamo riusciti a fare.

Per mia esperienza personale sto notando che diventa sempre più difficile portare a casa un bel secchio pieno di pesce. In questi ultimi 10 anni secondo te c’è stato qualche cambiamento che ha portato il pesce ad allontanarsi dalle coste?

Ormai è un dato di fatto, il pesce non si è allontanato dalle coste ma è diminuito soprattutto in un mare “chiuso” e a bassa profondità come il mio adriatico.  La pesca professionale intensiva e l’inquinamento sempre crescente faranno un giorni riflettere chi ci governa, nel nostro piccolo possiamo solo diffondere la cultura del Catch and Release, soprattutto nelle gare, e del rispetto della natura e delle regole sulla pesca sportiva e ricreativa.

Qual’ è il momento giusto per iniziare a far le gare?

Direi dalla “nascita”, grazie alla categoria under 16 i ragazzi possono vivere esperienze indimenticabili soprattutto se riescono ad entrare in nazionale, ma non è mai troppo tardi, a tutte le età ci si può avvicinare a questo fantastico mondo che ti permette di crescere tecnicamente con un ritmo doppio rispetto a chi non pratica l’agonismo. Ovviamente non può piacere a tutti ma consiglio comunque di provare…

Cosa si prova e in che modo sei entrato a far parte della nazionale italiana di surfcasting?

Mi ci vorrebbero cento pagine per descrivere questo percorso, ma cercherò di essere sintetico.

Prima di tutto ci tengo a precisare che il termine surfcasting viene associato all’agonismo quasi esclusivamente in Italia direi per ragioni di “marketing” ma tutti sappiamo che non esiste surf casting senza il mare mosso e nell’agonismo possono capitare delle bellissime mareggiate e delle altrettanto bellissime gare a mare calmo quindi non potendolo sapere in anticipo sarebbe meglio chiamare questa disciplina agonistica seguendo i nomi degli altri settori; canna da riva, canna da natante e sarebbe meglio chiamare il nostro sport “canna da spiaggia”

Pratico “agonismo surfcasting” da tredici anni ed ho partecipato a 128 manifestazioni in tredici regioni d’Italia e del Mondo, quindi all’incirca 365 giorni in gara, calcolando che i tre mondiali che ho disputato mi hanno permesso di essere in “divisa” per 45 giorni. Quindi il percorso per entrare in nazionale è stato lungo e difficile, ma la sensazione che si prova ad indossare la maglia azzurra è indescrivibile, tanto che riesce a cancellare tutte le fatiche fatte per ottenerla e ti da la giusta carica per riconquistarla in futuro visto che ogni anno la nazionale viene azzerata.

Per concludere voglio ringraziare il mio “allievo” Agostino che mi segue in tutte le battute di pesca e in tutte le gare riuscendo spesso a superare il maestro, un saluto a tutti i surfman di questo bellissimo Blog.

Le gare più importanti


Palmares lancio tecnico:

gare ufficiali, mulinello fisso, categoria pescatori

 

 

 

 

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