Se dovessi definirmi un esperto di surfcasting, peccherei di presunzione. Per quanto conosco a menadito le spiagge che frequento e so tutta la teoria del mare mosso, beh puntualmente mi ritrovo a cappottare. Riconosco le “finestre”, i canaloni di entrata e di uscita, quelli paralleli e le buche, ma poi all’atto pratico i pesci non arrivano. Forse ho avuto la sfortuna di trovarmi sempre i punti sterili, ma senza un po’ di fattore C, che ti regala la grande pescata con il mare mosso, come puoi capire quando è il momento giusto?

La fortuna conta e come nel surfcasting, non tanto per le catture, quanto per capire e sviluppare quel senso del mare che ha un bravo pescatore. Come fai ad imparare dalle tue esperienze se confezioni solo cappotti? Forse ti rendi conto con più rapidità che stai pescando nel posto sbagliato, ma la capacità di riconoscere il punto buono dove lanciare l’esca, non arriverà fino a quando non ci capiterai dentro con tutte le scarpe! E allora come fare? Beh c’è solo un modo, persistere senza mai demordere. Cercare di imparare dai propri errori e continuare la ricerca del senso del mare. Questa capacità si apprende soprattutto quando si fanno delle catture, perché è in quel momento che potrai affermare che, in quel determinato posto, con quelle determinate condizioni, tu hai fatto il pesce.

Con il PAF, invece, è tutto completamente diverso. Il senso del mare lascia il posto al “per sentito dire”.  Si seguono le voci di altri pescatori che hanno fatto il pesce in un determinato posto, allora si prende l’attrezzatura e si corre sulla spiaggia consigliata, si sceglie una punta di sabbia se il mare è calmo e nel 70% dei casi esce fuori qualche pezzo. Insomma con il PAF, la vita è molto più facile. Dopo questo preambolo, ti racconto in breve la mia pescata di ieri.

Siamo giunti in spiaggia introno alle 16:30, il sole stava già calando. La spiaggia prescelta è Playa la Torba (Ansedonia). Il mare sbatte nei primi 30 metri, dopo di che c’è una sorta di canalone parallelo molto ampio e infine si vede qualche schiumata sui 100 metri. La postazione viene scelta in un punto in cui a tiro di canna si supera il primo frangente senza alcuna difficoltà. Nei primi 20 metri invece, c’è tutta schiuma portata dal primo frangente e sembra un buon punto per insidiare la regina dei mari: la spigola.

Ho usato la seguente attrezzatura: Mitchell Mediterranee Pro Competition 250 con mulinello Daiwa Windcast Z 5000. Anyfish Anywhere 175 gr con Shimano Ultegra XTA 14000.

Sulla Mitchell ho montato uno short rovesciato per la ricerca della spigola nel sottoriva, mentre sulla Anyfish Anywhere un pater noster con due braccioli, alla ricerca del pesce nel canalone centrale. Le esche a nostra disposizione sono americano e seppia.

Il sole è quasi tramontato e gli starlight brillano nella ormai quasi oscurità. Un forte vento di scirocco fa muovere i cimini mentre le priamidi da 150 gr sfidano la turbolenza del mare. Tutto tace. Nel cielo si inizia ad intravedere qualche stella, le nuvole corrono via veloci sopra di noi. La luna nuova non ha la forza di creare il suo tipico bagliore sulla spiaggia. La notte ci avvolge, il mare davanti, la macchia mediterranea alle nostre spalle. La natura di prende e ti porta dove vuole. Viaggi con la mente nell’attesa di quell’emozione che vai ricercando, aspetti quel sussulto del cimino, speri di vedere danzare il tuo starlight.

Il vento va calmarsi e il mare con lui. L’intensità delle onde è scesa di molto ma per qualche arcano motivo, i frangenti hanno lasciato il posto ad una corrente assurda. Le nostre piramidi non riesco più a tenere. Si passa agli spike, ma nulla di fatto. Per ben due volte mi sono ritrovato il piombo spiaggiato! Non c’è modo di stare in pesca.

La stanchezza della settimana, il vento teso che rallenta tutti i tuoi movimenti, la pesantezza della spiaggia, hanno prevalso sul nostro stato d’animo. Le forze dopo 5 ore di pesca sono venute meno, tra l’altro il vento è girato a Libeccio è ha ripreso a soffiare con raffiche di maggiore intensità. Esausti e senza aver visto nemmeno una tocca, chiudiamo tutto e ce ne torniamo a casa.

Lo smacco finale è stato poco prima di lasciare la spiaggia, quando il vento all’improvviso ha smesso di soffiare. E’ in quel momento che ti crollano le braccia a terra. Lasci la spiaggia con il sacrosanto dubbio di essere andato via proprio nel momento migliore, quando la scaduta poteva iniziare a dare i suoi frutti. Allora inizi a darti delle valide ragioni per pensare che non sarebbe cambiato nulla se fossimo rimasti. Ma dentro di te quel dubbio ti logora. Non avrai mai una risposta, ma è proprio questo senso di insoddisfazione che mi da la forza di ripresentarmi di nuovo lì la prossima volta. La mia sete di conoscenza e la voglia di acquisire il senso del mare, mi spinge a non desistere. Sono di nuovo pronto per una nuova formidabile avventura, nel mentre, resto in attesa della prossima mareggiata, confidando in una maggiore fortuna.