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Le fasi di una battuta di surfcasting

Ipotizziamo una pescata tipo, dal tramonto all’alba, ed analizziamo tutte le fasi di una battuta di surfcasting cercando di capire qual’è il comportamento e l’atteggiamento migliore per affrontare ogni momento.
Dopo una settimana passata a scegliere il nostro hot spot, a preparare con estrema cura la nostra attrezzatura è arivato il momento di intraprendere il viaggio, anche di diversi chilometri, verso la spiaggia. Una volta arrivati sul posto dedichiamo il giusto tempo alla scelta della nostra postazione: studiare la battigia ed il mare da un punto sopraelevato ci darà l’opportunità di valutare dove puntare i nostri picchetti. Preferire un fazzoletto di spiaggia rispetto ad un altro farà la differenza nell’esito della pescata.
Le ultime ore del giorno ci regaleranno il cambio di luce, in cui i pesci piccoli divoreranno le nostre esche. Può essere sì un momento fastidioso, in cui dovremo recuperare e rilancire più volte, ma anche una sorta di rilevazione della fertilità della zona scelta. In questo caso potremmo anche assistere alla mangiata di qualche predatore, spigola, o anche di orata. Il fine ultimo è di essere sicuri di aver scelto un punto prolifico per le restanti ore.
Con il buio i pesci piccoli diminuiranno ed i grufolatori si metteranno in moto, la presenza di qualche sarago non è da escludere in quanto questi saranno i primi ad abboccare. Nel caso in cui ci trovassimo all’inizio di una mareggiata, lo sparide sarà l’unico a fronteggiare la forza del mare e non è escluso che tra la schiuma, anche a pochi metri da riva, ne siano presenti di taglia grossa. In questi casi spiaggiare una bella preda sarebbe il massimo. Durante le nostre battute ci accorgiamo che, nonastante la passione e la grande forza di volontà, catturare un pesce di taglia nelle prime ore di pesca può servire da sprono per le ore successive.
Al contrario è anche probabile di non allamare alcuna preda e passate le 4 ore a cavallo del picco di marea ci troveremo in una fase particolare. Il vento è dimuito ed il mare è tornato piuttosto tranquillo, i frangenti diminuiranno di numero e di volume, è questo il momento in cui si può insidiare il predatore. La scelta di un’esca più sostanziosa, anche in termini di grandezza, ci darà l’opportunità di stuzzicare spigole o gronghi che animeranno la nostra battuta. Definisco questa la parte più impegnativa perchè da un lato la nostra motivazione potrebbe scendere e dall’altra non saremo accorti nelle azioni. Quando si insidia un predatore, in situazioni di appparente calma marina, le tocche diminuiranno e sarà più difficile mantenere la concetrazione.
Nella notte la stanchezza potrebbe catturare la nostra attenzione a discapito della pesca. Muoversi verso il compagno di pesca, chiacchierare e confrontarsi sulla strategia scelta per la serata può servire per combattere il sonno. Se si è capaci di sostenere 12-13 ore di pesca, la notte sarà ancora più motivante. Noi portiamo dietro sempre una tenda in caso proprio non riuscissimo a resistere, 2-3 ore di riposo potrebbero essere necessario. E’ pur vero che quando il cimino si flette si torna vispi ed attivi in un attimo ma è questo il momento che non ci deve sfuggire: saraghi, spigole ed ombrine potrebbero fare incursioni rapide e violente che non permetteranno indecisioni e rinvii di tempo nel ferrare.
Il vento sarà il nostro metro di misura: se sarà animato i saraghi affronteranno la turbolenza e la scelta di ami piccoli, terminali e travi corti sarà necessaria; se sarà calmo o vivace quel tanto da smuovere il mare, spigole, ombrine e gronghi si aggireranno a caccia di cibo e preferiremmo ami “zerati”, terminali e travi più lunghi per far svolazzare l’esca.
Con l’arrivo della luce del giorno ci ritroveremo a tirare le somme. Arrivati quasi allo stremo dopo diverse ore di pesca ci interrogheremo su cosa fosse stato migliore: una nottata insonne o una bella dormita. Tuttavia questo è uno sport in cui la passione la fa da padrone ed alcune volte ci rendiamo conto che nonostante i risultati l’importante è aver fatto tutto il possibile. Il sole si sta alzando nel cielo, illuminando di toni caldi il mare, anche in questi momenti una delle nostre canne ancora in pesca potrebbe flettersi ed offrire la giusta ricompensa per tanto impegno.
Il più delle volte la nostra preparazione prima di una battuta di surfcasting rasenterà la pignoleria ed il fanatismo, tuttavia credo che preparare l’attrezzatura nei minimi particolari e dare il giusto valore alla scelta della nostra postazione sono due colonne portanti per ogni surfman in azione. Non lasciare nulla al caso ci da la possibilità di riconoscere di aver fatto tutto ciò che è nelle nostre possibilità e godere di ogni preda spiaggiata.

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