Nel week-end appena passato, c’è stata una mareggiata veramente spaventosa. Onde giganti che si frangevano una dopo l’altra senza tregua, il vento che soffiava imperterrito, pioggia incessante. Insomma, anche il più bravo dei surfcaster non avrebbe potuto affrontare un mare così. La corrente avrebbe spazzato via i piombi senza alcuna difficoltà. A memoria di un paio di anni, non ricordo una mareggiata così possente. Che dire… era ora!

Ci voleva proprio una bella smossa ai nostri fondali. A mio parere, una mareggiata così smuove veramente l’impossibile e con molta probabilità ha riattivato un po’ di vita nel nostro mare un po’ scialbo, almeno sulle coste laziali. Diciamo che questo è ciò che spero.

Ovviamente non potevo perdermi la scaduta di questa incredibile mareggiata, nonostante avessi gran timore di trovare le alghe, dato che i venti erano di libeccio e i fiumi, a causa delle piogge, avrebbero potuto portare tanto sporco. Alla fine però, tutto si riduce a soli dettagli. Quando ti sale il desiderio di pescare niente e nessuno può fermarti, soprattutto se si presenta l’occasione di fare una battuta di surfcasting come si deve.

Il posto prescelto per la battuta di pesca è la spiaggia di Sant’Agostino in quel di Civitavecchia, proprio nei pressi della foce del Mignone. Il compagno di avventura questa volta è Mirko, un nuovo amico pescatore conosciuto durante il primo trofeo di surfcasting blog.

Da previsioni, il mare sarebbe andato a calare nel primo pomeriggio, proprio quando il vento sarebbe passato da suo-ovest a nord. Sembrava veramente tutto perfetto ma… quando siamo giunti in spiaggia intorno alle 17:30 sembra ormai già tutto finito. Ci sono alcune onde nei primi 30 metri, per il resto calma piatta, anche se c’è una discreta corrente laterale. Insomma io che avevo portato le piramidi, mi sono ritrovato a mettere piombi da 75 grammi! Dannazione!

La delusione è  tanta, ma poco ci importa. Ormai siamo qui e la voglia di pescare comunque è tanta. In un batter d’occhio montiamo due canne a testa. Come parco esche abbiamo: arenicola, americano, calamaretti.

Appena lancio la prima canna, ho subito una bella tocca con tanto di filo in bando. Avevo lanciato subito dopo l’ultimo frangente. Wow, questa abboccata sembra promettere bene. Sento delle belle testate durante il recupero e le canne è discretamente piegata. Purtroppo però è solo un grongo. Non chiedetemi il perché ma non mi piace proprio come pesce, mi fa anche un po’ senso a dire il vero! 😀

Da lì a un paio di ore, altri 3 gronghi per me e Mirko. Di pesci seri insomma nemmeno l’ombra. Verso le 21:15 però, quando la marea comincia a discendere, vedo il filo leggermente in bando sulla Cassiopea 120. Stavolta sono convinto che non sia un grongo. La mangiata sembra la tipica di un ombrina.

grongo
Ferro e sento del peso dall’altra parte della lenza, anche se non sento le tipiche testate del pesce. Nonostante sono tranquillo della cattura, dato che l’ombrina è solita battersi solo nei pressi del gradino di risacca. Continuo la fase di recupero, quando percepisco che il peso sulla canna diminuisce di colpo. Porca miseria!!! Per qualche arcano motivo, il pesce si è slamato. Recupero e vado a controllare l’esca, tante volte mi fossi confuso. Davanti ai miei occhi mi trovo un americano tutto maciullato, insomma un pesce aveva gradito il mio innesco. Senza perdere tempo, innesco un nuovo americano e lancio il piombo il più lontano possibile, dato che l’abboccata è arrivata sulla lunga distanza. Non passano nemmeno dieci minuti, che rivedo il filo andare in bando. Prendo la canna, recupero un paio di metri di filo e ferro. Sento di nuovo del peso sulla canna. Recupero senza esitare. Una volta sotto lo scalino, il pesce inizia a ribellarsi. un breve combattimento e tra le onde sulla riva, esce fuori un’ombrina.

Purtroppo dopo questa cattura, siamo dovuti andare via. Comincia ad essere tardi e il freddo inizia a farsi sentire. La serata è andata così, purtroppo sono arrivato in ritardo, ma pazienza. Sono convinto che mi rifarò e poi è stata comunque una serata piacevole.