Siamo giunti sulla spiaggia di Giannella per le 19:00, come parco esche ho portato con me 2 scatole di arenicola, un bibi e un americano.
Un lieve vento di scirocco soffia sull’arenile, e come da copione, il mare a Giannella resta calmo, a differenza della costa dove la mareggiata era in atto, quindi le condizioni meteo erano perfette. Le previsioni annunciavano un cambio di vento per le 21:00, dove da sud sarebbe dovuto girare in direzione nord, trasformandosi in maestrale.

Serbidora

Fiducioso di fare un buon carniere di pesce, ho aperto la mia attrezzatura: canna Mitchell Mediterranee Pro Competition 250, accompagnata da mulinello Daiwa Windcast 4500 Z; Artico Silente Gialla con mulinello Daiwa Windcast 5000 Z (Finalmente un 10000 sotto la mia Artico); Tubertini da legering con mulinello Shimano Ultegra 4500 CI4.

Il tramonto è sopraggiunto rapidamente, e qualche piccola tocca face scuotere i cimini delle canne, ma nessun pesce rimane attaccato al mio amo. Comunque a mio parere, è un buon auspicio perché vuol dire che qualche pesce sta comunque girando alla ricerca di cibo.

Mare

Intorno alle 21,30, il vento gira e da scirocco si sposta verso ovest, diventando libeccio. Il mare comincia ad agitarsi. Inizia a formarsi un moto ondoso, ed essendo l’acqua molto bassa, nei primi 60 metri si formano le condizioni per il surfcasting. Mentre osservo lo spettacolo che sta offrendo il mare che improvvisamente è diventato mosso, rivedo le condizioni da surf e sento una scarica di adrenalina dentro di me. Già immaginavo un bel carniere di pesce.

Le mie speranze però vengono spezzate, quando mi rendo conto che il mare si è pesantemente sporcato di alghe, che rendono impossibile la pesca. Di conseguenza ho dovuto togliere le canne dall’acqua. Poi mi viene in mente, che stranamente avevo portato con me la bobina con il filo conico. Forse nulla era perduto. Sostituisco rapidamente le bobine del Daiwa 4500 Z e riprendo a pescare. Il filo conico mi permette di rimanere in pesca un po’ di più, ma le tocche erano zero e le alghe in continuo aumento.

Intorno alle 11,00 mi rendo conto che il mare si sta calmando un po’ e vedo che nei primi 20 metri di mare di fronte alla mia canna Artico Silente, il moto ondoso è cessato quasi completamente. Penso che posso sfruttare questa buca che si è appena formata. Innesco un bell’americano sull’amo del 4, e lancio appena sotto alla prima secca, sperando che qualche bella spigola possa finire nel mio secchio. Passano 10 minuti e vedo che il vettino dell’Artico inizia a bacchettare con forza e continuità. Corro e ferro. Sento che qualcosa è rimasto attaccato, non è molto grande ma comunque da belle testate. Dopo un breve lotta in prossimità del gradino di risacca, un sarago da 3 etti esce fuori dall’acqua. Prendere un pesce, in queste condizioni particolari del mare, dove anche altri pescatori hanno fallito, mi ha dato un po’ di soddisfazione. Slamo il pesce, innesco un bel bibi e ritento la fortuna, ma purtroppo quello era solo un sarago di passaggio e in più i granchi hanno deciso di iniziare a banchettare con le mie esche.

sarago

Intorno alle 2,00 la stanchezza comincia a farsi sentire, decidiamo così di chiudere e ti tornarsene a casa.
Questa battuta di pesca è stata molto particolare, ho imparato che non bisogna mai dare per scontato niente con il mare e che bisogna avere con se, in ogni occasione, il minimo indispensabile per affrontare ogni condizione di pesca. Da oggi in poi, porterò sempre con me qualche piombo più pesante anche se il mare è calmo, dato che il mare è spesso imprevedibile.