Solitamente i racconti dei pescatori riguardanti le migliori catture sono sempre farciti di particolari al limite del credibile, seppure chi come me abbia un minimo di esperienza, sa che non ci sono molte cose logiche nella pesca. Sempre contrariamente a ciò che si sente spesso raccontare, la mia esperienza non è avvenuta in epoche passate, con i ricordi ormai sbiaditi dal tempo, bensì la settimana scorsa.

Una decina di giorni fa c’è stata la perturbazione che ha portato freddo e neve anche a bassa quota su tutta la parte centrale dell’Adriatico, quindi anche a Termoli, luogo della cattura a mio avviso eccezionale. Contrariamente al più classico dei racconti, il mio colpo di fortuna non è avvenuto neanche dopo ore ed ore di attesa in una notte fredda e ventosa, bensì di mattina, un paio d’ore dopo l’alba. Naturalmente la mia tecnica preferita è quella del surfcasting, essendo un amante del mare adoro stare in spiaggia a guardare i colori che assume a seconda delle correnti e dell’ora del giorno.

In quei giorni aspettavo il passare della perturbazione stranamente con più ansia del solito, come se inconsciamente sapessi che sarebbe avvenuto qualcosa di insolito, almeno per me. Durante i tre giorni di mareggiata violenta sono più volte andato vicino la spiaggia a monitorare la situazione, aspettavo la scaduta fino alla sera prima, quando le onde di un metro e mezzo avevano ormai lasciato spazio ad altre che rompevano ad una decina di metri dalla riva. Il momento era quello giusto, avevo deciso che la mattina seguente sarei andato a pesca.

Quella mattina sono arrivato in spiaggia alle otto e trenta circa con le mie due canne, entrambe con uno 0,35 in bobina. La spiaggia che ho scelto è abbastanza omogenea, senza caratteristiche particolari che possano creare dubbi su quale possa essere il punto migliore dove lanciare. Conosco bene quel fondale essendo uno dei miei luoghi preferiti dove fare il bagno in estate, so dove finisce la secca ed inizia un fosso parallelo alla spiaggia. La sicurezza della distanza alla quale avrei dovuto lanciare invece, mi era data dall’onda che rompeva esattamente in quel punto a quindici, massimo venti metri dalla riva.

Monto sulle mie due canne piombi scorrevoli da cento grammi e un terminale 0,25 in fluorocarbon lungo circa un metro e mezzo, abbastanza sicuro per me principiante ed abituato a catture di saraghi ed orate fino a 400 grammi. Come amo solitamente preferisco la misura 6, una via di mezzo che può rivelarsi efficace sia per prede di dimensioni ridotte sia, a quanto pare, anche per prede più sostanziose. Anche l’esca è tra le più comuni, un coreano di una decina di centimetri innescato (lo ammetto, per errore) al contrario, cioè con la parte finale sulla lenza e la bocca del vermetto quasi sulla punta dell’amo, ma chissà che non sia stato proprio questo errore a fare la differenza. Sulla seconda canna ho innescato correttamente il vivo.

Dopo soltanto una ventina di minuti, vedo la prima canna, quella con il verme innescato con la testa sull’amo, piegarsi molto violentemente per una volta sola. Incuriosito dalla toccata mi avvicino e la guardo speranzoso, ma niente, purtroppo non dava più alcun cenno. Indeciso sul da farsi prendo la canna intento a ritirare per qualche metro, magari sperando che qualcosa di piccolo abbia abboccato ma purtroppo sento che dall’altro capo della lenza non c’è nulla. Deluso allora decido di ritirare per cambiare esca, ormai in acqua già da abbastanza, ed è a quel punto che si verifica quello a cui ogni pescatore aspira, cioè sentirsi strattonare la canna da qualcosa di grosso. Sento la lenza tirare con vigore, e la canna flettersi in un modo a me nuovo, molto più forte del solito. In realtà non mi era mai capitato qualcosa di così forte, quindi ho cercato di mantenere la calma e ricordare i consigli di pescatori più esperti. Dopo qualche giro di mulinello inizio ad impensierirmi perché la canna era piegata davvero tanto, quindi decido di concedere qualcosa al pesce allentando la frizione. Da come l’ho sentita partire ho capito che non avevo a che fare con una solita cattura, ma forse mi trovavo davanti qualcosa che non capita molto spesso. Il mio principale timore era una possibile rottura visto il terminale non molto robusto e un amo tutto sommato non molto grande. Mi fermo e decido di aspettare,noto che a qualche secondo di strattonate poderose seguivano secondi di calma, ed erano in quei secondi che ritiravo più velocemente possibile.

Questo tira e molla è andato avanti per un paio di minuti, fino a che sento le forze dall’altro capo iniziare a scemare e decido che era il momento giusto per iniziare a cercare di tirare fuori il pesce dall’acqua. Cercavo di indietreggiare ritirando e sentivo il pesce opporre sempre meno resistenza, fino a quando non lo vedo spuntare giusto il tempo di capire che si trattava di qualcosa davvero interessante. Temendo sempre una rottura decido di entrare in acqua con l’asciugamano che porto sempre con me in spiaggia, poco male se mi fossi bagnato, l’asciugamano mi avrebbe aiutato a non far scivolare il pesce nel caso in cui non sarei riuscito a portare il pesce al sicuro sulla sabbia.

Ombrina catturata da Pasquale

 

Continuando a recuperare, finalmente il pesce arriva a pochi centimetri d’acqua, ormai lo vedo! Si ribella ancora ma non voglio perderlo e fortunatamente riesco a portarlo fino al bagnasciuga. Appena uscita dall’acqua sembra ritrovare le forze tutte in un istante ma riesco ad afferrarla vicino le branchie con l’asciugamano che avevo preso poco prima e in maniera abbastanza goffa ad infilarla nel secchio. Dopo averla messa al sicuro ed essermi rilassato un secondo, la guardo e viste le caratteristiche striature, è inconfondibilmente un’ombrina. Anche se dopo solo una mezz’ora sono già soddisfatto e psicologicamente esausto, chiudo le canne e decido di andare a casa, dovevo pesarla. Giunto in garage la metto sulla bilancia che ancora si muoveva e il risultato è quello della foto, un’ombrina da due chili e mezzo. Un’ombrina a surfcasting non capita tutti i giorni, così bella e grande senza dubbio può essere definita il mio miglior pesce!

Pasquale Lanzone

Totalfishing viale nusco 70 roma

Questo racconto ci è stato inviato come partecipazione al concorso “Il tuo miglior pesce!” realizzato da SurfcastingBlog con la partecipazione di TotalFishing e di tutti i suoi lettori e amici della nostra pagina Facebook. Per saperne di più, visita l’annuncio ufficiale del concorso.