Dopo l’ultima uscita alle Murelle andata a finire decisamente male, credevo che la perturbazione di scirocco di ieri potesse regalarmi un buon carniere di pesce. Sono giunto insieme al mio compagno di pesca Cristian, fino alla spiaggia di Giannella, oltre la laguna di Orbetello. Questo posto è rinomato proprio per le giornate di forti venti di scirocco con perturbazione in atto e quando in tutti gli altri arenili ci sono le mareggiate, qui il mare diventa una tavola e il pesce entra in mangianza. Le condizioni meteo erano perfette, abbiamo caricato la macchina con l’attrezzatura, comprato 4 scatole di arenicola, 2 americani e un koreano e siamo partiti arrivando sul posto verso le 17,00. Il cielo era colmo di nuvole cariche d’acqua, il vento soffiava prepotentemente mentre il mare rimaneva calmo. Ho aperto solo due canne per l’occasione: Artico Silente con mulinello Shimano CI4 e Mitchell Mediterrane con mulinello Daiwa Windcast 4500 X. Come calamenti ho optato per un long arm e uno con doppio snodo. Il terminale dell 0.18 e ami beack dell’8.
Dopo la prima ora di pesca, il vento era quasi cessato e le nuvole erano pronte a mandarla giù, da lì a poco il diluvio universale stava per replicarsi una seconda volta. Le tocche erano inesistenti, ma noi fiduciosi del sopraggiungere del tramonto  abbiamo proseguito a pescare imperterriti sotto la pioggia scrosciante. Il buio sopraggiungeva rapidamente e il cielo si era oscurato ancora di più, quando vedo una tocca sulla Silente. Rapidamente prendo la canna in mano e inizio a recuperare. Sentivo un po’ di pesantezza durante il recupero della lenza, ma era solo un illusione. Nessuno pesce era rimasto attaccato al mio amo.
La pioggia incessante aveva bagnato tutta l’attrezzatura suscitando il mio nervosismo. Pensare che avevamo fatto tutti quei chilometri per essere a Gianella e non essere ripagati minimamente, ma addirittura beffeggiati dalle condizioni avverse, creava un gran malumore dentro di me. Verso le 21,00, abbiamo smontato “baracca e burattini” e fatto ritorno a casa. Un secondo cappotto di fila. A volte il mare sa essere veramente spietato, ma la mia convinzione che l’impegno alla fine paga sempre, mi fa ben sperare per il prossimo futuro. Continuerò a lanciare la mia esca nel mare, alla ricerca della battuta di surfcasting da sogno. Gettare la spugna non fa parte del mio modo di essere. Nella testa i miei pensieri già  volano alla prossima uscita e questa credo che sia la giusta strada per diventare un vero surfcaster, di quelli spietati, di quelli che sanno leggere il mare, di quelli che sanno come smaliziare i pesci più ostinati, di quelli che ad ogni uscita qualcosa lo tirano sempre fuori.