Grazie Manuel per la domanda molto interessante che ci hai posto, dato che questo è un punto focale nel surfcasting.
Personalmente scelgo la lunghezza e lo spessore del bracciolo in funzione di alcuni fattori importanti: il trave, le condizioni marine e la preda che voglio insidiare.
Per quanto riguarda il trave dipende da 3 fattori fondamentali: lunghezza, spessore, snodi.
Se su un trave di 3 metri ho applicato tre snodi, la lunghezza dei braccioli massima potrà essere di 90 cm, onde evitare che durante la fase di lancio si annodino tra loro. La verifica che faccio solitamente è che la lunghezza del bracciolo sia inferiore alla distanza di due snodi.
Invece se utilizzassi un trave con un solo snodo puoi realizzare un bracciolo anche di due metri.
Più lo spessore del trave è fino più utilizzeremo braccioli fini, in modo da rendere il complesso pescante più leggero possibile.
Ovviamente se ci troviamo in condizione di mare calmo più il bracciolo è lungo e più ha uno spessore piccolo, così da rendere la nostra esca naturale. Lo spessore del bracciolo dipende anche dal pesce che si vuole insidiare, è ovvio che se stiamo andando alla ricerca di un’orata di taglia potremmo optare per una lunghezza anche di due metri ma di un spessore più alto, come minimo uno 0,26, onde evitare di perdere la preda.
Anche le condizioni del mare influenzano lo spessore e la lunghezza del bracciolo, diciamo che sono inversamente proporzionali: più il mare è mosso più aumenta lo spessore e più diminuisce la lunghezza. Ovviamente sta a te capire il giusto mix, nel surfcasting per imparare alcune dinamiche bisogna andare a tentativi.
Per avere informazioni ancora più specifiche puoi consultare sull’enciclopedia, la sezione montature.
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