Il 6 dicembre il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha presentato un decreto in materia di pesca, sia in ambito sportivo che ricreativo, riguardo una sorta di “rilevazione della consistenza della pesca sportiva e ricreativa in mare.” (riporto le parole esatte)
In parole povere, vuole sapere chi pesca? Si, fa riferimento ad altri decreti, anche recenti, riguardo a regolamenti della pesca marittima, in tutte le sue sfaccettature, ed a normative europee. Queste leggi sono finalizzate alla “compatibilità” tra la pesca sportiva in mare e “lo sfruttamento sostenibile delle risorse marine viventi oggetto di pesca”. Di questo ideale si fa portatrice la Commissione Consultiva centrale della pesca marittima e dell’acquacoltura che insieme al citato ministero, decreta l’obbligo di una autorizzazione per chiunque pratichi la pesca in  mare, ma proprio chiunque. Questo permesso vale tre anni e si applicheranno, a decorrere dal novantesimo giorno dalla pubblicazione del decreto della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, sanzioni per chi ne è sprovvisto secondo le disposizioni delle normative vigenti.
Ora non scrivo che è scocciante fare una comunicazione ogni tre anni visto che si può effettuare tranquillamente via Internet presso il sito del MIPAAF (credo tramite una mail certificata), ma sarà sempre gratuita? E poi che senso ha per uno che magari pesca una volta l’anno? Ma soprattutto l’impatto della pesca sportiva e ricreativa è così incidente sulla vita marina? In questo caso si vuole intendere che chi pesca per passione, per sport o per svago potrebbe rientrare tra i co-fattori dello sovrasfruttamento della fauna e della flora marina. E’ facile trarre queste conclusioni, è evidente che bisogna normalizzare la nostra posizione in Europa, ma credere che questo sia un buon modo per tutelare il mare è abbastanza ambiguo. Ripeto, fare un autorizzazione con validità triennale non costa nulla (continuando ad incrociare le dita) ma è una cosa molto superficiale, fa parte di un calderone in cui non si sa bene cosa bolla. Viene sempre da pensare che le azioni ci siano, ma rivolte ad ambiti in cui l’efficacia perde di valore. Intendiamoci: controllare il numero delle persone che pescano a mare, per un giorno o da 40 anni, può incidere realmente sull’ambiente marino? Cosa ne pensate dell’influenza di uno che pesca per una decina di volte nella vita?
Il decreto è firmato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, malgrado tutto contando 90 giorni a partire dal 6 dicembre, salvo interventi del Governo, sarà obbligatoria una comunicazione per pescare in mare.
Il mio presentimento è che tutto questo abbia un sole fine futuro, fare soldi. Io per ora non invierò nessuna comunicazione almeno fino a quando non sarà tutto più chiaro. Tu cosa pensi in merito?