La petizione contro le reti da posta sotto riva ha riscosso un grandissimo successo. Ad una settimana dall’uscita online abbiamo raggiunto già un ottimo risultato: ben 1138 firme. Immagino che per un pescatore ricreativo, porre fine allo scempio delle reti sotto riva sia un grande incipit, e chiunque ami il mare e la pesca non può fare a meno di sposare questa causa.

Ci tengo a ribadire che la petizione, non nasce con l’idea di bloccare la pesca con le reti e ancor meno vuole assumere una veste ostile nei confronti dei pescatori che le usano, bensì nasce con l’intento di regolamentare una distanza minima dalla riva.

Oltre ai tanti consensi, c’è stato anche il dissenso di un noto pescatore, Vittorio Azzano, direttore del sito www.semprepesce.it, attraverso il quale ha espresso il suo giudizio sulla petizione, definendola “controproducente”.

Vittorio crede che essendo per noi un “gioco” e non un lavoro, diventa un diritto imprescindibile per questi pescatori calare le reti da pesca davanti alle canne senza alcun riguardo nei nostri confronti, che in genere ci troviamo lì molto prima di loro. Un atteggiamento machiavellico secondo cui il fine del lavoro, e non del diletto, pare voglia giustificare ogni mezzo che si utilizza.

Seppure la legge si ponga dalla loro parte -visto che si consente loro di calare le reti a qualsiasi distanza dalla riva- l’irregolarità è rinvenibile  nell’inapplicabilità dell’articolo 104 del DPR 02/10/1968 n.163, il quale prevede la segnalazione delle reti attraverso l’utilizzo di fanali luminosi.

pesca con le reti

Mi verrebbe da chiedere a Vittorio, se lui conosce il motivo di questo loro mancato adempimento, dopotutto se fanno le cose in regola e usano reti con le maglie di giuste dimensioni, perché non segnalano correttamente le reti? Cosa devono nascondere?  In 10 anni di assidua frequentazione delle spiagge, non ho mai visto una boa diversa dal colore nero, che tra l’altro ho potuto notare solo perché posta prima dell’imbrunire e non perché vi fossero quelle luminose.

A sostegno della mia tesi e della mia petizione, arrivano i dati riportati nella conferenza che apre il ciclo dei laboratori dell’acqua di Slow Fish, i quali riportano che su 100 chili di pescato, al mercato ne arrivano 20. Gli altri finiscono in mare“. 
Questo dato non va commentato. Lo spreco di tanto pesce risulta essere una vera e propria mattanza, soprattutto di quello di piccole dimensioni, che essendo tale viene rigettato in mare, morto.

Un altro dato ancora più allarmante è quello riportato da Angelo Cau, Docente di Biologia Marina all’Università degli studi di Cagliari, che riporta delle dinamiche ancora più drammatiche. “Pescando a 400 metri di profondità si butta in mare il 60 per cento del pescato. Pescando a 200 metri di profondità si può arrivare a buttare in mare anche più del 90 per cento del pescato”.  La domanda nasce spontanea: vista la percentuale di scarto a quelle distanze, quando si pesca 100 metri dalla riva, ad una profondità di 150 cm, quanto pesce si ributta in mare?
I dati riportati, ci fanno ben capire, che le reti utilizzate hanno delle maglie molto piccole e il pesce da portare ai banchi si decide solo dopo averlo pescato.

Il Mar Mediterraneo si sta impoverendo giorno per giorno e proprio per questo che dobbiamo portare avanti la petizione e promuoverla anche ai nostri amici. Qui non è solo una questione di rispetto per noi pescatori ricreativi, più che ogni altra cosa, si parla di rispetto per il mare.

Vittorio nel suo articolo parla di trovare un “dialogo”, ma non credo che ci siano altri modi per farsi sentire se non quello di raccogliere le firme. Non vogliamo “uccidere” professionalmente i pescatori con le reti, volgiamo solo che si allontanino dalla costa ed evitino mattanza di pesci sotto misura, oltre che a rovinare le nostre costose pescate.  A me è capitato di vedere i pesci nelle reti diverse volte e ho visto stragi di mormore e oratelle sotto i 20 cm. Una rete uccide molto più pesci di quanto riescano a fare 100 pescatori in due giorni di pesca assidua.

Inoltre vorrei aggiungere due righe sulla considerazione che ha espresso Vittorio sulla nostra passione, definendola  un semplice “gioco”. Può avere ragione sostenendo che la nostra non è un’attività lavorativa, ma ci tengo a precisare che dietro ad una battuta di pesca ci sono tante dinamiche: l’adrenalina, le speranze, la pace, l’amore per questo sport e per il mare. E’ un modo per evadere dalla vita di tutti i giorni ed immergersi nella natura.  La pesca non è solo un “gioco” per noi, la pesca è il nostro momento. Un momento che non andrebbe in contrasto con l’attività dei pescatori, se da entrambe le parti ci fosse il rispetto dell’uno verso l’altro, ma soprattutto da parte di tutti noi verso il mare.

Mi piacerebbe conoscere il tuo pensiero, sapere se hai già firmato la petizione e soprattutto se ritieni che sia opportuna. Ti chiedo di commentare direttamente sul blog, cosicché i commenti restino qui a seguito dell’articolo e non si perdano tra i post della pagina Facebook.
Ti chiedo la gentilezza di scrivere il tuo pensiero, rispettando quello altrui, senza arrivare a discussioni feroci che non servono a nulla. Ognuno ha il suo punto di vista e come Vittorio rispetta il mio, io rispetto il suo. Detto questo, qual’è il tuo parere in merito alla petizione?