Qualche tempo fa è stato pubblicato un articolo su un argomento che ha suscitato l’interesse di tanti amici del blog. Si è parlato della metodologia più corretta per slamare i pesci con il fine di salvaguardare la loro vita. C’erano diversi pareri discordanti, chi pensava che usare lo slamatore fosse corretto e chi pensava che lasciare un amo nel corpo del pesce fosse la soluzione migliore. Per togliere ogni dubbio ho contattato un ittiologo che ha fornito una spiegazione più dettagliata in merito e ha spiegato che è preferibile lasciare l’amo nel corpo del pesce piuttosto che usare lo slamatore.

Per approfondire l’argomento, ho deciso di contattare Eugenio Ucci, surfcaster della nazionale, sempre in prima linea per il Catch&Release, ed è soprattutto grazie a lui che le acque finalmente si sono smosse e anche durante le gare di surfcasting si comincia a salvaguardare il pescato evitando strage di innocenti. Infatti le gare di pesca dalla riva, spesso si giocano tutte sulla minutaglia, questo perché il nostro mare a volte è molto avaro di pesci.

Catche&Release Ugenio Ucci

Ho deciso di porre una breve intervista a Eugenio Ucci, che come in passato, si è dimostrato disponibile a rispondere alle mie domande.

E’ vero che i pesci riescono a sopravvivere con l’amo nel corpo? Che percentuali di sopravvivenza ci sono?

Non ho dati statistici per poter dare una risposta certa a questa domanda, ma dalla mia esperienza posso dire che alcuni pesci, uno su tutti il grongo, riescono addirittura a digerire l’amo. Mi è capitato più di una volta di catturare pesci con vecchi ami arrugginiti in bocca o nello stomaco. Inoltre dipende molto da dove si è agganciato l’amo.

Sconsigli l’uso dello slamatore o in alcuni casi è opportuno usarlo?

Lo slamatore va assolutamente eliminato se vogliamo dare una speranza in più alla nostra preda, tutti i pesci che ho provato a slamare con lo slamatore sono morti. Comunque la soluzione che apporta meno danni è sempre quella di tagliare il finale.

• Cosa consigli per evitare la cattura di minutaglia?

Dipende da cosa si intende per minutaglia, fuori gara, secondo me, una spigola da 30 cm è minutaglia ed andrebbe sempre rilasciata, ma agonisticamente parlando un pesce da 12 cm non dovrebbe tornare in acqua senza assegnare alcun punteggio. Nel campionato del mondo è obbligatorio usare ami con un’apertura superiore a 5 mm in mediterraneo e 7 mm in oceano ma questo non evita la cattura di pesci da 12 cm.

Soprattutto, non sarebbe opportuno che durante le gare venissero alzate le misure minime onde evitare il problema alla fonte?

In gara alzare le misure minime vuol dire diminuire il numero di pesci validi e aumentare drasticamente i cappotti, con la conseguente diminuzione di tesserati. Un ragazzo che si avvicina alle gare di surfcasting e che cattura 10 mormore da 19 cm e gli vengono tutte scartate perché sottomisura non viene incentivato a fare la seconda gara. Va assolutamente divulgato il Catch and Release con misura unificata a 12 cm, sia per dare un segnale “sociale” forte al nostro sport, sia per dare un futuro alla nostra passione agonistica.

Ringrazio Eugenio Ucci per la sua disponibilità e mi congratulo con lui per la battaglia del Catch&Release di cui Surfcasting Blog ora ne prenderà parte, cercando di dare il proprio contributo alla causa. Il mare è di tutti ma soprattutto è dei pesci e quindi vanno tutelati e da questo video, che ti consiglio vivamente di vedere, ti renderai conto di quanto è drammatica la nostra situazione!

Questo video ha suscitato molta rabbia in me, tu cosa ne pensi? Ti sembra normale che il mare vada così sfruttato? Possibile che l’uomo non ha mai il rispetto della natura? Per fortuna non siamo tutti uguali e dal video successivo, sempre realizzato da Eugenio Ucci, potrai vedere che il catch&release è una grande realtà e che, nel nostro piccolo, noi amanti della pesca possiamo dare un grandissimo contributo!