Come detto nel precedente articolo, ho intrapreso una nuova via per cercare di apprendere al meglio tutti i segreti del surfcasting. Il primo passo è stato quello di azzerare tutto ciò che ho appreso su questa affascinante disciplina. Tutto quello letto, sentito e visto è stato cancellato e ciò che sto scrivendo oggi, è la prima pagina di un libro dedicato al vero surfcasting. Tutti i tecnicismi sono stato accantonati, ma non cancellati. Ci sono. Uno short rovesciato o un pater noster so come funzionano ormai, ma l’esito delle mie battute di surf non dipende da un centimetro in più o in meno di trave o dal tipo di esca che sto utilizzando. Ora tutta la mia attenzione si è spostata sul “quando” e “dove“.

La ricerca degli elementi di questa scienza inesatta, è iniziata proprio ieri, in quel di Ostia, stabilimento Mariposa. Mi sono giunte voci interessanti su questo posto, so di catture di belle spigole in scaduta e di qualche bel saragotto tra le onde, ma il motivo che mi ha spinto a venire qui è ben diverso: voglio imparare tutto ciò che c’è da sapere sulle spiagge vicino casa. Spesso mi sono ritrovato a fare svariati km per poi arrivare a cappottare, quindi meglio andare vicini. Quali sono i vantaggi? Si ha l’opportunità di studiare lo spot con molta più semplicità e a costi minori. Certo, per chi come me è abituato a spiagge meravigliose, immerse nella natura più selvaggia, ne risentirà un po’, ma poco importa. Con questo non voglio dire che abbandonerò tutte gli altri litorali, ma cominciamo a conoscere ciò che ci sta vicino.

Surf casting Ostia Mariposa

Per prima cosa sto cercando di orientare la mia attenzione sul “quando” andare. Questi articoli che scriverò saranno una sorta di diario, dove appunterò tutto ciò che ha appreso dalla battute di surfcasting appena vissute. Mi soffermerò molto sulle condizioni meteo/marine e poco sull’attrezzatura e le montature, racconterò l’avventura e scriverò le mie considerazioni sull’esito della pescata, cercando di trovare qualcosa di buono da tenere con me. Ovvio che anche la vostra opinione è gradita, anzi spero di iniziare un percorso di condivisione più approfondito del solito. Tutti i vostri consigli sono assai graditi, se qualcuno invece avesse dei dubbi sarò pronto a rispondere in base alla mia esperienza.

Ho seguito con attenzione le previsioni dei venti e della perturbazione, ho osservato il mare dalla webcam. Sabato è iniziato salire lo scirocco, il picco più alto di velocità media e raffiche, l’ha raggiunto il giorno seguente nelle tarda mattinata. Stiamo parlando di una velocità media di 15 nodi e di raffiche fino 24 nodi. Ho ritenuto opportuno scendere in spiaggia intorno alle 14:00, quando la velocità media si è ridotta a 12 nodi e le raffiche non raggiungevano i 20 nodi.

Il cielo è nuvoloso e la pressione atmosferica oscilla intorno ai 1000 mbar. Il mare si presenta ancora mosso, ma dalla conformità della spiaggia sembra essere diviso a metà. Ci sono onde nei primi 40 metri, dove l’acqua sembra essere abbastanza bassa. Subito dopo, sembra che la degradazione del mare aumenti di parecchio e per vedere la schiuma della seconda secca, bisogna puntare lo sguardo verso l’orizzonte, diciamo oltre i 150 metri. Nessun lancio, con quel vento frontale, può raggiungere una distanza così ampia.

Guardando la riva, mi è sembrato di percepire un canalone parallelo alla riva intorno ai 20 metri. Qui l’acqua sembra essere più profonda, a volte però le onde si frangono lo stesso. Questo mi ha confuso. E’ un canalone o non lo è? Il “dove”, cioè la mia postazione di pesca, resta in forte dubbio. Non mi ha convinto totalmente, in alcuni momenti sembrava essere perfetta, in altri totalmente sbagliata. Ecco una foto del canalone.

Surfcasting Ostia mariposa

La corrente laterale è notevolmente forte, tant’è che le piramidi da 150 gr fanno fatica a tenere il fondo. Anche quella da 175 gr, non funziona un granché, ma con me non ho piombi da 2 etti.
Questa è la prima cosa che ho imparato: non affrontare la mareggiata con tutta l’attrezzatura necessaria, può risultare un limite invalicabile. Non ho catturato un pesce per tutta la serata, ma il problema è stato il “dove” e il “quando” oppure è stata la mia incapacità nell’affrontare una corrente così possente?

Alla fine ho travato una soluzione, che mi ha aiutato un po’. Diciamo che per una decina di minuti riuscivo a tenere le canne in pesca, poi le alghe prendevano possesso del mio filo e la corrente riusciva dissotterrare il mio piombo, facendolo arrivare nei pressi del gradino di risacca. La soluzione che ho trovato? Semplice. La corrente tirava da sinistra verso destra. Mi sono spostato una decina di metri a sinistra del picchetto e ho lanciato diagonalmente verso la mia sinistra, cercando di coprire una distanza maggiore di quella che mi sarebbe servita per mettere il piombo nel canalone. Facendo così, il mio piombo trasportato dalla corrente si fermava proprio davanti al mio picchetto. Avere il filo perpendicolare al piombo evita un po’ di alghe, più è parallelo alle onde e peggio è! Quindi, se avessi lanciato dritto davanti al picchettò, il piombo si sarebbe spostato subito verso destra, il filo a quel punto avrebbe formato una angolo di 45° con il mio cimino e sarebbe stato preda delle alghe che in pochi secondi, insieme alla corrente, avrebbero spiaggiato la mia piramide. Spero di essermi spiegato. 🙂

Surfcasting Ostia Mariposa

Il picco di alta marea è previsto per le 15:45. La pioggia scende leggera e a volte è quasi assente. All’orizzonte si vede uno spiraglio di sole. Il vento cala leggermente e tutto ora sembra più semplice. Lo short rovesciato è a caccia di spigole nel canalone, il pater noster nel mezzo dei frangenti alla ricerca dei saraghi. Mi sarebbe piaciuto posizionare una canna oltre i 40 metri, dove il mare risultava essere “calmo” e privo di frangenti. Secondo me qualche pesciotto poteva girare da quelle parti, ma la corrente non mi permetteva di essere in pesca. Tra l’altro ci arrivavo solo con il ground a causa del vento, ma il mio shock leader conico 0,28-0,57 non mi ispira molta fiducia con 175 gr, figuriamoci se ne avessi avuti 200 gr. Questo è stato un altro limite. Credo che uno spezzone dello 0,70 possa togliere qualsiasi timore.

anyfish anywhere

Nelle cinque ore di pesca il mare è sceso un po’, ma di tocche non se ne sono viste. Questo mi ha fatto pensare che qualcosa nel “dove” e nel “quando” sia stato sbagliato. La domanda è, come faccio a capirlo?
A volte credo che l’unica soluzione sia pescare per tutta la durata della mareggiata, cambiando posto se qualcosa non funziona. Ma questo mi sembra abbastanza impossibile. Credo comunque che il “quando” sia il fattore più importante per ora, la postazione poterebbe essere un po’ più semplice da trovare. Quando il mare è “aperto”, individuare buche e canaloni è più semplice. Sinceramente credo che anche la mia postazione non era buona, quel canalone che appariva e spariva non mi ha convinto del tutto.

Secondo te, da cosa è dipesa la mia uscita a vuoto? Hai qualche suggerimento da offrire? O qualche perplessità da analizzare?